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Crocchette pressate a freddo: come si fanno e perché sono diverse

Quasi tutto il cibo secco in commercio nasce da un impasto spinto attraverso una matrice forata a sessanta bar di pressione, esposto a più riprese, fra estrusione e asciugatura, a temperature che vanno dai centottanta ai duecentoventi gradi. Nelle crocchette pressate a freddo, invece, la temperatura non supera mai i quarantasette. Che cosa comporti questa differenza, come si riconosca l'una dall'altra con un bicchiere d'acqua e perché la pressatura da sola non basti a garantire la qualità di un alimento è argomento di questo articolo.

Se dovessi indicare un solo dato per spiegare la differenza fra i due procedimenti, sceglierei quello delle temperature, perché è da lì che discende tutto il resto: i nutrimenti che rimangono nell’alimento, ciò che occorre aggiungere perché possa essere definito alimento completo e persino la data di scadenza stampata sul sacco.

Prima però conviene guardare la differenza invece di leggerla, e per farlo basta un bicchiere d’acqua.

Crocchette pressate a freddo vs. crocchette estruse

L’esperimento del bicchiere: crocchette pressate a freddo ed estruse a confronto

Abbiamo immerso in due bicchieri d’acqua delle crocchette che si trovano comunemente in commercio (crocchette estruse) e alcune crocchette pressate a freddo e le abbiamo osservate per qualche ora. Le prime (nel dubbio avevamo scelto le migliori dello scaffale) sono rimaste a galla, intatte, e hanno cominciato a gonfiarsi. Le seconde si sono depositate quasi subito sul fondo e nel giro di poche decine di minuti si sono disgregate.

Si tratta evidentemente di una simulazione e va presa per tale: nello stomaco di un cane non c’è acqua, ma succhi gastrici dal pH acido, quindi ben più aggressivi.

Resta però il fatto che diversi veterinari riferiscono di aver trovato crocchette ancora integre nello stomaco di cani operati dopo un digiuno cominciato il giorno precedente; e chiunque abbia assistito al vomito del proprio cane a distanza di ore dal pasto le ha viste ripresentarsi formate e gonfie di liquido.

Il bicchiere, insomma, non dimostra che cosa accada nell’organismo, ma mostra con quale tipo di prodotto si abbia a che fare e lo mostra senza dover credere a ciò che è scritto sulla confezione.

Che cosa accade dentro un estrusore

Il procedimento dell’estrusione ricorda, per tecnica, quello di un tritacarne. L’impasto di partenza è composto di farine animali e di sottoprodotti vegetali, fra i quali prevalgono quelli dei cereali; durante la lavorazione l’amido viene gelatinizzato, ed è proprio questa proprietà a tenere insieme la crocchetta. All’impasto si aggiungono umidità e additivi, dopodiché il tutto attraversa la matrice ad alta pressione e ad alta temperatura, per essere infine asciugato rapidamente.

A quelle temperature gran parte di ciò che di nutritivo si trovava nelle materie prime viene distrutto: proteine, enzimi, vitamine. Non occorre peraltro un calore estremo perché il processo cominci, dal momento che le prime strutture degli aminoacidi si degradano già intorno ai cinquanta gradi e un estrusore ne raggiunge tre o quattro volte tanti. La veterinaria Jutta Ziegler, per il secco estruso, indica temperature superiori ai duecento gradi.

Poiché la lavorazione sottrae nutrienti, alla fine occorre reintegrarli e da qui discende una conseguenza che vale la pena tenere a mente quando si legge un’etichetta: le vitamine e gli aminoacidi elencati sono in larga parte di sintesi, aggiunti dopo la cottura.

Un prodotto trattato in questo modo, inoltre, non conserva un odore capace di attirare l’animale, sicché alla fine del processo vengono spruzzati oli e grassi che ne aumentino la appetibilità.

Sempre in materia di etichette, c’è una dicitura che quasi tutti leggono come una garanzia e che invece non dice ciò che sembra dire. “Senza conservanti” non significa che nel prodotto non ve ne siano: i grassi acquistati che contengono già conservanti, non devono essere dichiarati nuovamente da chi li impiega.

L’indicazione è formalmente vera e sostanzialmente incompleta.

Come si producono, invece, le crocchette pressate a freddo

L’impasto, creato con materie prime di qualità, viene miscelato e raffreddato lungo serpentine, quindi compresso attraverso rulli, tagliato a pellet e lasciato asciugare naturalmente per alcune ore. Lungo tutto il procedimento la temperatura non supera i quarantasette gradi, ed è per questa ragione che proteine, vitamine e sali minerali restano in larga misura nella forma in cui si trovavano nelle materie prime, senza che occorra reintegrarli in seguito per far quadrare i conti dell’etichetta.

Da questo modo di produrre discendono due conseguenze pratiche che dicono, sul prodotto, più di qualunque dichiarazione di chi lo vende.

La prima riguarda la conservazione.

Un pressato a freddo fatto con criterio si mantiene per sei o otto mesi e va tenuto in luogo fresco e asciutto, il che non costituisce un difetto ma la naturale conseguenza dell’assenza di conservanti chimici, sostituiti da antiossidanti naturali.

Un sacco che dichiari due anni di conservabilità sta dicendo, implicitamente, di contenerne.

La seconda è quella che l’esperimento qui sopra ha già mostrato: non avendo subìto la gelatinizzazione dell’amido, la crocchetta pressata a freddo non si gonfia, ma si sfalda.

Perché nei confronti fra prodotti l’estruso risulta quasi sempre migliore

È il punto che quasi nessuno spiega, ed è anche quello che rende difficile orientarsi proprio a chi si informa con diligenza.

Un alimento completo, per la normativa europea sui mangimi, deve contenere quantità esatte di minerali e vitamine. Un pressato a freddo realizzato con materie prime di qualità ha però una composizione che varia in modo naturale da lotto a lotto; per rientrare nei parametri fissi, molti produttori aggiungono allora additivi sintetici, facendo esattamente ciò che si erano proposti di evitare, mentre chi non li aggiunge finisce fuori parametro.

Nei test dei consumatori il metro di valutazione solitamente è proprio questo: il cibo deve contenere le esatte quantità di minerali e vitamine nel tempo, cosa che invece non avviene con il pressato a freddo, come neanche in natura. Se misuri vitamine e minerali di una mela e poi la misurazione la ripeti nel tempo con altre mele, i risultanti sono diversi e non sempre identici.

Come scrive la dottoressa Ziegler, “chi produce un cocktail chimico che rimane sempre invariato è il vincitore, in questi test non è rilevante se si utilizzano materie prime pregiate o solo prodotti di scarto”.

Quello che la pressatura a freddo non garantisce

Va detto, per onestà, ciò che sui siti di vendita non si legge quasi mai: la pressatura a freddo è un metodo di produzione, non un certificato di qualità.

Descrive come sia stato trattato l’impasto, non che cosa vi sia stato messo dentro. Se le materie prime di partenza sono farine di scarto, pressarle a freddo le lascia esattamente ciò che erano; e alcuni produttori, adeguandosi ai requisiti dell’industria, aggiungono additivi sintetici anche al pressato a freddo.

Davanti a un sacco, quindi, non basta domandarsi se sia pressato a freddo. Conviene piuttosto leggere l’etichetta ingrediente per ingrediente, con le rispettive percentuali, osservare quanti additivi e quante vitamine di sintesi compaiano in fondo alla lista, e verificare quanto il prodotto duri e in quali condizioni vada conservato.

Da anni sostengo che la migliore alimentazione per un cane non siano le crocchette: sono comode per noi, ma un regime esclusivamente secco non è adatto a cani e gatti.

Se però la scelta deve cadere su un alimento secco, allora tanto vale che sia pressato a freddo e privo di additivi chimici.

Le crocchette pressate a freddo per il gatto

Il gatto merita una risposta a parte.

Essendo un carnivoro stretto, la sua alimentazione dovrebbe essere composta per almeno il novanta per cento di carne; il secco, pressato a freddo o meno, resta un alimento disidratato somministrato a un animale che in natura ricava dalla preda gran parte dell’acqua che introduce.

Nel suo manuale, Jutta Ziegler osservava che per i gatti le crocchette pressate a freddo non esistevano ancora, e ancora oggi l’offerta è assai più limitata di quella destinata al cane.

Per un gatto, dunque, la domanda utile non riguarda quale secco scegliere, bensì quanto secco vi sia nella sua giornata e con che cosa lo si possa sostituire: ne ho scritto in come cambiare cibo al tuo gatto.

Le crocchette pressate a freddo che seleziono

Tutte le crocchette che propongo sono ottenute per pressatura a freddo o modellate a freddo ed è questa la ragione per cui la pagina che stai leggendo esiste: se la differenza di lavorazione non contasse, non avrebbe senso spiegarla.

Sono partner Reico dal 2023 e le ho scelte dopo aver guardato da vicino come sono fatte: carne adatta al consumo umano, nessun conservante e nessun appetizzante chimico, lavorazione a bassa temperatura, e un criterio di formulazione costruito attorno all’equilibrio dei minerali.

Non le elenco qui prodotto per prodotto, perché la scelta dipende dall’animale che si ha davanti e non dal catalogo.

Da dove conviene cominciare, se stai valutando un cambio

Il punto di partenza utile non consiste nello stabilire quale sacco comprare, bensì nel capire che cosa stia mangiando oggi il tuo animale e se quella dieta sia adatta a lui.

Un cucciolo in crescita, un adulto sportivo, un gatto sterilizzato che si muove poco e un anziano hanno necessità diverse, e la stessa crocchetta non risponde a tutte.

Se vuoi che le guardiamo insieme, compila il test: sono poche domande, meno di un minuto, e ti prepariamo una scheda alimentare sul tuo cane o sul tuo gatto.

Se poi lo desideri, ne parliamo al telefono.

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Domande frequenti

Le crocchette pressate a freddo sono cotte? Vengono scaldate, ma restano molto lontane dalle temperature dell’estrusione: lungo la lavorazione non superano i quarantasette gradi. È per questo che proteine, vitamine e sali minerali si conservano in larga misura nella forma originaria e non occorre reintegrarli con prodotti di sintesi.

Perché scadono prima? Perché non contengono conservanti chimici. Un pressato a freddo di buona qualità si mantiene per sei o otto mesi in luogo fresco e impiega antiossidanti naturali al posto dei conservanti di sintesi.

Si possono mescolare con le crocchette che uso adesso? Il passaggio da un alimento all’altro va compiuto gradualmente, nell’arco di alcuni giorni, seguendo i tempi descritti in come cambiare alimentazione a cani e gatti. Non è una prescrizione che riguardi questo tipo di crocchette in particolare: vale per qualunque cambio di dieta.

Esistono crocchette pressate a freddo per gatti? L’offerta esiste, ma è assai più limitata di quella destinata al cane. Per un carnivoro stretto, in ogni caso, la domanda più utile riguarda quanto secco vi sia nella sua giornata, prima ancora di quale secco scegliere.

Come faccio a sapere se quelle che uso sono crocchette pressate a freddo? Oltre a quanto dichiara la confezione, la prova del bicchiere descritta sopra dà una risposta in poco tempo: l’estrusa si gonfia e resta a galla, la pressata a freddo si deposita sul fondo e si sfalda.

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